Pet therapy!
Quando: il 09/05/2015
Ora: 15
Dove: Biblioteca dei ragazzi Virgilio Canzi, piazza Oldrini 120, Sesto San Giovanni
Costo: gratuito ma è obbligatorio prenotarsi
Proposto da: Biblioteca dei Ragazzi
Telefono: 0224968911
e-mail: biblioteca.sestoragazzi@csbno.net
Un pomeriggio per avvicinare i bambini ai teneri cuccioli di cane, ottimi compagni di avventure.
Se il tuo bimbo ha dai 4 agli 11 anni portalo in biblioteca dei Ragazzi: Honey, un Golden retriever giocherellone, e Lana, tenerissima Terranova, vi aspettano!
Leggeremo il racconto Un bambino e il suo cane di Eva Ibbotson e concluederemo il pomeriggio con 4 laboratori che aiutano i bambini ad avvicinarsi al mondo dei cani: il laboratorio Olfattivo, il Percorso di agility, La cura del cane e il Trucca bimbi.
Devi prenotare! Come? Chiama il 0224968910 o scrivi a biblioteca.sestoragazzi@csbno.net
L'evento è a cura di: A Piccoli Passi, associazione di Riabilitazione equestre e Water Pet Therapy.
Visualizzazione post con etichetta cani. Mostra tutti i post
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venerdì 8 maggio 2015
mercoledì 25 marzo 2015
1A - Linneo
domenica 14 dicembre 2014
2A - Aggressività, cooperazione, altruismo
La cooperazione è la capacità dei viventi di vivere agendo assieme. L’altruismo rappresenta invece una forma di cooperazione che non offre immediati vantaggi a chi la manifesta.
L’animale-uomo è geneticamente predisposto a interagire con i consimili. Siamo allo stesso tempo anche soggetti ad aggressività, al territorialismo, alla competizione per le risorse, all’irritabilità, a conseguire uno status gerarchico di dominanza.
Molti aspetti della cooperazione mutualistica e altruistica nell’uomo sono ancora poco chiari, e che gli studi del secolo scorso non tenevano in gran conto i dati provenienti dagli studi sull’evoluzione culturale: in altre parole, sulle modalità stesse con le quali le tradizioni, i riti, le credenze, le organizzazioni sociali e le istituzioni si siano formati nel tempo.
Noi abbiano considerato alcuni esempi tratti dal mondo animale.
LUPI
Struttura sociale
Il Lupo vive in branchi, unità sociali stabili, che cacciano, allevano la prole e difendono il territorio in maniera integrata e coordinata (Mech & Boitani, 2003). Generalmente il branco corrisponde ad una unità familiare che nasce quando due individui di sesso opposto si incontrano in un territorio idoneo e si riproducono. La dimensione media dei branchi è di circa 7 individui (Mech, 1970) ma può variare da un minimo di due ad un massimo di 15 nel periodo invernale (sono segnalati anche casi eccezionali con 36 individui in un branco).
I cuccioli generalmente rimangono all’interno del branco fino al primo anno di età, e man mano che si avvicinano alla maturità sessuale possono prendere due direzioni diverse: disperdersi, con lo scopo di creare un nuovo branco oppure rimanere all’interno del branco natale nella speranza di acquisire uno status di riproduttore.
Gerarchia
La stabilità del branco viene garantita dai legami sociali che si formano tra i singoli individui attraverso un insieme di comportamenti e strumenti di comunicazione (olfattiva, visiva e acustica); questi legami seguono una struttura gerarchica in cui ogni esemplare ha una sua posizione ben precisa e di conseguenza dei privilegi maggiori o minori nelle varie attività (alimentazione, riproduzione, caccia, difesa del territorio etc.) (Mech, 1970).
Esistono due linee gerarchiche: una per i maschi e una per le femmine. Il maschio e la femmina più forti e quindi al vertice della gerarchia formano la coppia riproduttrice detta anche coppia alfa; scendendo verso il basso nella gerarchia si trovano gli altri individui subordinati.
La struttura gerarchica del branco può cambiare, attraverso soprattutto le interazioni tra gli individui che lo costituiscono ed è causata molto spesso dalla variazione dei rapporti di forza tra gli individui dovuti all’età o a problemi di salute; il capobranco è di solito il maschio dominante, che non necessariamente è il più vecchio: esso ha il controllo di tutto il branco, inclusi gli altri maschi, anche i più vecchi, che si sottomettono a lui con i tipici atteggiamenti "affettuosi" che assumono di solito i cuccioli nei confronti dei genitori.
La vita in gruppo permette la difesa del territorio, una migliore utilizzazione delle risorse alimentari e, soprattutto, condizioni più sicure per allevare i cuccioli. Possedere un territorio significa conoscerlo a fondo, perché ciò aumenta la possibilità di trovare un rifugio sicuro quando incombe un pericolo. Vivendo in gruppo, i cuccioli restano relativamente a lungo in contatto con gli adulti – di regola per un periodo superiore a un anno, e tale permanenza equivale a un apprendistato alquanto lungo. La forma di organizzazione sociale del lupo è il gruppo familiare o il branco, dove esiste una gerarchia chiaramente definita.
Il compito più importante del branco è la protezione dei cuccioli. In tale contesto, uno dei compiti tipici degli adulti è quello di avvertire i cuccioli in caso di pericolo, oppure di ricondurli sempre nella tana e nutrirli. La coppia alfa è al vertice della gerarchia, seguita dal maschio beta. La coppia alfa decide in merito alle attività vitali del branco: la caccia, gli spostamenti del branco, la difesa del territorio (marcare il territorio, ululare).
Il compito più importante della coppia alfa è però quello di regolare la procreazione all’interno del branco. Il controllo viene esercitato soprattutto da parte della femmina alfa, che impedisce alle altre femmine del branco di riprodursi. In linea di massima è sempre la femmina alfa che si riproduce. Le altre femmine del branco partecipano spesso all’allevamento dei cuccioli, mentre i lupi subadulti svolgono il ruolo di guardiani. Essi impediscono che le aggressioni fra i cuccioli e i giovani lupi debordino, prima che esse siano state ritualizzate.
La coesione interna al gruppo, la preservazione della struttura sociale, la difesa del territorio, in poche parole la sopravvivenza del branco, dipendono dalle capacità di comunicazione dei lupi. È impossibile mantenere una gerarchia in un gruppo, se non si possiede un linguaggio evoluto. I lupi hanno sviluppato un sistema di comunicazione complesso, basato soprattutto sull’espressione facciale, corporea, e dello sguardo, sulla vocalizzazione e sulle comunicazioni olfattive (urina, feci, tracce di raschiamenti con le unghie sul terreno). Succede, a volte, che membri subdominanti, p. es. le giovani femmine, vengano cacciati dal branco. Spesso capita però che siano i giovani maschi, di uno o due anni, a lasciare il branco, prima temporaneamente, poi definitivamente. Essi intraprendono una vita solitaria sino a quando hanno trovato una compagna con la quale fondare un nuovo branco.
ALTRI ESEMPI
Per lo più si tratta di relazioni utili, in termini di cooperazione e opportunismo, ma ci sono anche casi di vere amicizie, rapporti di piena parità.
I giovani maschi di babbuino spesso «adottano» piccole femmine all’età dello svezzamento e le proteggono per anni, quando queste femmine diverranno adulte più facilmente sceglieranno il loro protettore e amico per riprodursi.
I maschi di Macaca «adottano» per qualche ora del giorno piccoli che col tempo potrebbero più facilmente divenire spontanei alleati; simili fenomeni sono stati registrati anche nelle manguste e in altre specie, tra individui dello stesso o di diverso sesso.
Non mancano rapporti aneddotici di amicizie disinteressate, basate presumibilmente solo su affiatamento, consuetudine, solidarietà e lealtà. Vengono riportate abbastanza frequentemente tra gli animali domestici, che per lo più vivono in condizioni di competizione rilassata, in quanto foraggiati dall’uomo, ma anche tra i selvatici in natura (Goodall, 1986). Ricordo, in particolare, il caso di un licaone che si trattiene ad allontanare le iene da una carcassa per permettere ad un vecchio maschio malandato del suo gruppo, col quale era rimasto indietro rispetto al resto del branco, di mangiare a sazietà, trattenendosi egli stesso dal consumare la carne. Da quel vecchio maschio il giovane licaone non poteva aspettarsi molto, ma la cooperazione è così vitale per questa specie che nel branco ogni individuo ha valore. Se quel giovane maschio avesse però avuto dei cuccioli propri nel branco, probabilmente non sarebbe stato così generoso col vecchio.
L’animale-uomo è geneticamente predisposto a interagire con i consimili. Siamo allo stesso tempo anche soggetti ad aggressività, al territorialismo, alla competizione per le risorse, all’irritabilità, a conseguire uno status gerarchico di dominanza.
Molti aspetti della cooperazione mutualistica e altruistica nell’uomo sono ancora poco chiari, e che gli studi del secolo scorso non tenevano in gran conto i dati provenienti dagli studi sull’evoluzione culturale: in altre parole, sulle modalità stesse con le quali le tradizioni, i riti, le credenze, le organizzazioni sociali e le istituzioni si siano formati nel tempo.
Noi abbiano considerato alcuni esempi tratti dal mondo animale.
LUPI
Struttura sociale
Il Lupo vive in branchi, unità sociali stabili, che cacciano, allevano la prole e difendono il territorio in maniera integrata e coordinata (Mech & Boitani, 2003). Generalmente il branco corrisponde ad una unità familiare che nasce quando due individui di sesso opposto si incontrano in un territorio idoneo e si riproducono. La dimensione media dei branchi è di circa 7 individui (Mech, 1970) ma può variare da un minimo di due ad un massimo di 15 nel periodo invernale (sono segnalati anche casi eccezionali con 36 individui in un branco).
I cuccioli generalmente rimangono all’interno del branco fino al primo anno di età, e man mano che si avvicinano alla maturità sessuale possono prendere due direzioni diverse: disperdersi, con lo scopo di creare un nuovo branco oppure rimanere all’interno del branco natale nella speranza di acquisire uno status di riproduttore.
Gerarchia
La stabilità del branco viene garantita dai legami sociali che si formano tra i singoli individui attraverso un insieme di comportamenti e strumenti di comunicazione (olfattiva, visiva e acustica); questi legami seguono una struttura gerarchica in cui ogni esemplare ha una sua posizione ben precisa e di conseguenza dei privilegi maggiori o minori nelle varie attività (alimentazione, riproduzione, caccia, difesa del territorio etc.) (Mech, 1970).
Esistono due linee gerarchiche: una per i maschi e una per le femmine. Il maschio e la femmina più forti e quindi al vertice della gerarchia formano la coppia riproduttrice detta anche coppia alfa; scendendo verso il basso nella gerarchia si trovano gli altri individui subordinati.
La struttura gerarchica del branco può cambiare, attraverso soprattutto le interazioni tra gli individui che lo costituiscono ed è causata molto spesso dalla variazione dei rapporti di forza tra gli individui dovuti all’età o a problemi di salute; il capobranco è di solito il maschio dominante, che non necessariamente è il più vecchio: esso ha il controllo di tutto il branco, inclusi gli altri maschi, anche i più vecchi, che si sottomettono a lui con i tipici atteggiamenti "affettuosi" che assumono di solito i cuccioli nei confronti dei genitori.
La vita in gruppo permette la difesa del territorio, una migliore utilizzazione delle risorse alimentari e, soprattutto, condizioni più sicure per allevare i cuccioli. Possedere un territorio significa conoscerlo a fondo, perché ciò aumenta la possibilità di trovare un rifugio sicuro quando incombe un pericolo. Vivendo in gruppo, i cuccioli restano relativamente a lungo in contatto con gli adulti – di regola per un periodo superiore a un anno, e tale permanenza equivale a un apprendistato alquanto lungo. La forma di organizzazione sociale del lupo è il gruppo familiare o il branco, dove esiste una gerarchia chiaramente definita.
Il compito più importante del branco è la protezione dei cuccioli. In tale contesto, uno dei compiti tipici degli adulti è quello di avvertire i cuccioli in caso di pericolo, oppure di ricondurli sempre nella tana e nutrirli. La coppia alfa è al vertice della gerarchia, seguita dal maschio beta. La coppia alfa decide in merito alle attività vitali del branco: la caccia, gli spostamenti del branco, la difesa del territorio (marcare il territorio, ululare).
Il compito più importante della coppia alfa è però quello di regolare la procreazione all’interno del branco. Il controllo viene esercitato soprattutto da parte della femmina alfa, che impedisce alle altre femmine del branco di riprodursi. In linea di massima è sempre la femmina alfa che si riproduce. Le altre femmine del branco partecipano spesso all’allevamento dei cuccioli, mentre i lupi subadulti svolgono il ruolo di guardiani. Essi impediscono che le aggressioni fra i cuccioli e i giovani lupi debordino, prima che esse siano state ritualizzate.
La coesione interna al gruppo, la preservazione della struttura sociale, la difesa del territorio, in poche parole la sopravvivenza del branco, dipendono dalle capacità di comunicazione dei lupi. È impossibile mantenere una gerarchia in un gruppo, se non si possiede un linguaggio evoluto. I lupi hanno sviluppato un sistema di comunicazione complesso, basato soprattutto sull’espressione facciale, corporea, e dello sguardo, sulla vocalizzazione e sulle comunicazioni olfattive (urina, feci, tracce di raschiamenti con le unghie sul terreno). Succede, a volte, che membri subdominanti, p. es. le giovani femmine, vengano cacciati dal branco. Spesso capita però che siano i giovani maschi, di uno o due anni, a lasciare il branco, prima temporaneamente, poi definitivamente. Essi intraprendono una vita solitaria sino a quando hanno trovato una compagna con la quale fondare un nuovo branco.
ALTRI ESEMPI
Per lo più si tratta di relazioni utili, in termini di cooperazione e opportunismo, ma ci sono anche casi di vere amicizie, rapporti di piena parità.
I giovani maschi di babbuino spesso «adottano» piccole femmine all’età dello svezzamento e le proteggono per anni, quando queste femmine diverranno adulte più facilmente sceglieranno il loro protettore e amico per riprodursi.
I maschi di Macaca «adottano» per qualche ora del giorno piccoli che col tempo potrebbero più facilmente divenire spontanei alleati; simili fenomeni sono stati registrati anche nelle manguste e in altre specie, tra individui dello stesso o di diverso sesso.
Non mancano rapporti aneddotici di amicizie disinteressate, basate presumibilmente solo su affiatamento, consuetudine, solidarietà e lealtà. Vengono riportate abbastanza frequentemente tra gli animali domestici, che per lo più vivono in condizioni di competizione rilassata, in quanto foraggiati dall’uomo, ma anche tra i selvatici in natura (Goodall, 1986). Ricordo, in particolare, il caso di un licaone che si trattiene ad allontanare le iene da una carcassa per permettere ad un vecchio maschio malandato del suo gruppo, col quale era rimasto indietro rispetto al resto del branco, di mangiare a sazietà, trattenendosi egli stesso dal consumare la carne. Da quel vecchio maschio il giovane licaone non poteva aspettarsi molto, ma la cooperazione è così vitale per questa specie che nel branco ogni individuo ha valore. Se quel giovane maschio avesse però avuto dei cuccioli propri nel branco, probabilmente non sarebbe stato così generoso col vecchio.
martedì 31 maggio 2011
lunedì 9 maggio 2011
La domesticazione del cane
Ho letto un articolo sulla domesticazione del cane (troppo difficile per la scuola media) ma di cui riassumo alcuni passaggi molto interessanti.
IMPORTANZA DEL CANE
IMPORTANZA DEL CANE
Il Canis familiaris L. è ritenuto il primo animale domestico. Associato all’uomo in tutti i continenti e in tutte le civiltà, il cane ha influenzato in modo determinante la caccia, rendendola più produttiva ed efficace, e ha permesso lo sviluppo dell'allevamento di bovini e ovini, impossibile senza la sua custodia.

ORIGINE DEL CANE

ORIGINE DEL CANE
Il problema dell’origine del cane è aperto sin dai tempi di Charles Darwin. L’elevatissima variabilità morfologica (cioè le grandi differenze dell'aspetto) fece pensare in passato che questa specie domestica derivasse dall’ibridazione di canidi selvatici diversi, soprattutto il lupo e lo sciacallo. Tale fu l’ipotesi avanzata da Charles Darwin, poi sostenuta da Konrad Lorenz
In tempi recenti i dati genetici, derivati dallo studio del DNA dei cani e dei lupi, hanno mostrato chiaramente che tutti i cani derivano invece dal lupo (Canis lupus).
DOVE COMINCIO' LA DOMESTICAZIONE?
In tempi recenti i dati genetici, derivati dallo studio del DNA dei cani e dei lupi, hanno mostrato chiaramente che tutti i cani derivano invece dal lupo (Canis lupus).
DOVE COMINCIO' LA DOMESTICAZIONE?
Ci chiediamo però se ci furono più luoghi nei quali la domesticazione ebbe inizio, o se invece ci fu una sola comunità di uomini dove il processo ebbe inizio per poi diffondersi. Possiamo riferirci alle pitture rupestri.
In area Franco-Cantabrica, e anche in Italia, tra circa 30.000 e 15.000 anni fa, non vi è traccia di cani, nonostante siano presenti diverse scene di caccia e siano raffigurati numerosi animali della fauna quaternaria, tra cui lupi. Il cane non esisteva ancora in Europa. Le prime raffigurazioni che ritraggono con certezza cani si datano intorno a 11-10.000 anni fa circa e si trovano in Spagna e Libia. Sono scene che mostrano cani e cacciatori con arco e frecce nella caccia a grandi mammiferi selvatici.
I dati paleontologici dicono che a partire da circa 10.000 anni fa, comunque, il cane era diffuso in tutta l’Eurasia, l’Africa, il Nord America, e l’Australia. La sua diffusione sembrerebbe quindi essere stata estremamente rapida.
E IN ITALIA?
In area Franco-Cantabrica, e anche in Italia, tra circa 30.000 e 15.000 anni fa, non vi è traccia di cani, nonostante siano presenti diverse scene di caccia e siano raffigurati numerosi animali della fauna quaternaria, tra cui lupi. Il cane non esisteva ancora in Europa. Le prime raffigurazioni che ritraggono con certezza cani si datano intorno a 11-10.000 anni fa circa e si trovano in Spagna e Libia. Sono scene che mostrano cani e cacciatori con arco e frecce nella caccia a grandi mammiferi selvatici.
I dati paleontologici dicono che a partire da circa 10.000 anni fa, comunque, il cane era diffuso in tutta l’Eurasia, l’Africa, il Nord America, e l’Australia. La sua diffusione sembrerebbe quindi essere stata estremamente rapida.
E IN ITALIA?I dati suggeriscono che popolazioni di lupi presenti tra 15.000 e 10.000 anni fa nelle steppe dell’Europa del Sud e dell'Est fornirono linee materne che contribuirono allo sviluppo dei cani. In corrispondenza dei periodi più freddi la migrazione di lupi e di gruppi di cacciatori-raccoglitori dall’Europa sud-orientale all’Italia doveva essere grandemente facilitata dal ritiro del mare Adriatico e dall’ambiente di steppa, mentre l’unico parziale ostacolo era il fiume Po, ghiacciato però in inverno.
COME AVVENNE IL PASSAGGIO DAL LUPO AL CANE?
COME AVVENNE IL PASSAGGIO DAL LUPO AL CANE?
Tra i cacciatori preistorici e i lupi non vi era all'inizio la rivalità che poi si sviluppò tra antichi allevatori e lupi, dopo l’addomesticamento del bestiame. L’ipotesi che i lupi fossero relativamente tollerati dai cacciatori-raccoglitori preistorici viene suggerita da alcune testimonianze relative agli Indiani delle praterie americane dell’inizio del 1800, che sembra ammettessero branchi di lupi presso i loro accampamenti ed interazioni tra cane e lupo. Alla caccia di bisonte e cervo il lupo poteva collaborare.
Possiamo quindi immaginare che anche nel Paleolitico Superiore i branchi di lupi che convivevano con tribù di cacciatori-raccoglitori sviluppassero con essi, nel corso dei millenni, una sorta di simbiosi *. Da questi lupi “simbiotici”si svilupparono i primi cani, molto simili a lupi. A partire da 8.000 anni fa circa in Europa, con la domesticazione del bestiame, il lupo non fu più tollerato vicino agli uomini, l’ibridazione tra cane e lupo fu scoraggiata e questo condusse sia all’isolamento genetico del cane sia alla drastica riduzione della diversità genetica dei lupi.
mercoledì 4 maggio 2011
I Cani 3
Oggi abbiamo parlato di aggressività, di razze canine e di come convincere un cane ad eseguire un compito. Abbiamo detto tantissime altre cose, che scriveremo nei commenti.
Intanto leggi il resoconto postato da Martina sul secondo incontro con i cani.
Intanto leggi il resoconto postato da Martina sul secondo incontro con i cani.
mercoledì 13 aprile 2011
I cani 2
Alcune delle foto di ieri.
Ecco il resoconto di Martina:
Il giorno 12 aprile abbiamo fatto la seconda lezione di Pet Therapy, progetto organizzato dalla prof Braga.
Elena Gori, che è la padrona dei cani usati in questo progetto, ci stava aspettando nell’aula di tecnica con Fly, una cagnolina di Golden Retriever di sette anni color oro scuro.
All’inizio ci ha fatto stendere le mani ferme sulle ginocchia per fargliele annusare e subito dopo abbiamo fatto un riepilogo della prima lezione, poi abbiamo cercato di farle “saltare”un ostacolo. Primo modo: attirarla con un croccantino di scarso interesse. Secondo modo: attirarla con un biscottino di interesse medio. Terzo modo: attirarla con un pezzettino di wurstel. Quarto modo e ultimo: una coccola e il guinzaglio. Fly anche se con un po’ di fatica ci è riuscita a fare tutti e quattro i modi e come ricompensa tante coccole.
E’ stato un’esperienza molto bella ed entusiasmante e spero sia così anche per le altre due prossime lezioni.
Ecco il resoconto di Martina:
Il giorno 12 aprile abbiamo fatto la seconda lezione di Pet Therapy, progetto organizzato dalla prof Braga.
Elena Gori, che è la padrona dei cani usati in questo progetto, ci stava aspettando nell’aula di tecnica con Fly, una cagnolina di Golden Retriever di sette anni color oro scuro.
All’inizio ci ha fatto stendere le mani ferme sulle ginocchia per fargliele annusare e subito dopo abbiamo fatto un riepilogo della prima lezione, poi abbiamo cercato di farle “saltare”un ostacolo. Primo modo: attirarla con un croccantino di scarso interesse. Secondo modo: attirarla con un biscottino di interesse medio. Terzo modo: attirarla con un pezzettino di wurstel. Quarto modo e ultimo: una coccola e il guinzaglio. Fly anche se con un po’ di fatica ci è riuscita a fare tutti e quattro i modi e come ricompensa tante coccole.
E’ stato un’esperienza molto bella ed entusiasmante e spero sia così anche per le altre due prossime lezioni.
martedì 8 marzo 2011
sabato 5 marzo 2011
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